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CROCIFISSO CIMABUE SAN DOMENICO AREZZO

Crocifisso di Cimabue in San Domenico Arezzo

Il Crocifisso venne realizzato probabilmente tra il 1250 e il 1254 per la basilica più importante dell'ordine domenicano, dopo che Giunta aveva dipinto un crocifisso analogo per il centro della cultura francescana, la Basilica di San Francesco ad Assisi (opera perduta). Era destinato ad essere appeso al di sopra del tramezzo, la struttura che recingeva la parte della chiesa destinata ai religiosi (il presbiterio) da quella destinata ai fedeli. Il Crocifisso veniva quindi a trovarsi al centro della navata, leggermente inclinato, e focalizzava l'attenzione dei fedeli durante le funzioni e la preghiera.Descrizione.

Si tratta della prima opera pervenutaci di un artista sicuramente italiano che raffiguri il Christus patiens, cioè il Cristo morto sulla Croce. Inoltre, a differenza di esempi coevi bizantini (come la Croce Bizantina del Museo Nazionale di San Matteo di Pisa) per la prima volta su scala monumentale il corpo di Cristo è arcuato verso la sinistra, debordando dal braccio della croce e occupando una delle due fasce laterali dove anticamente venivano raffigurate le scene della Passione, che quindi cedono il passo ad uno sfondo di motivi geometrici. Sui tabelloni alle estremità dei bracci laterali Maria e San Giovanni sono raffigurati a mezzo busto (invece delle piccole figure intere bizantine) e nell'atteggiamento del compianto. La parte inferiore del soppedaneo è dispersa.

La pittura è densa e pastosa, con sfumature piuttosto nette che "scolpiscono" le parti anatomiche (ancora semplificate) del corpo del Cristo. C'è una certa attenzione alla provenienza della luce ed agli effetti che ciò comporta sulle varie parti del corpo inclinate in maniera diversa, anche se questo processo è condotto ancora in maniera piuttosto intuitiva.

Queste caratteristiche vennero poi da Cimabue riprese nel Crocifisso di Arezzo (dipinto per la locale chiesa domenicana, quindi verosimilmente richiesto simile al Crocifisso della chiesa madre a Bologna) e sviluppate ulteriormente nel Crocifisso di Santa Croce.



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